mercoledì 22 maggio 2013

Montauk - Provocazione nel Sangue

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A cura di Claudio Papitto
 “New York si allunga assetata a bere il mare, Montauk ha fatto tardi ed ora deve andare...”: sinceramente non avevo mai letto una cosa del genere in nessun sito per rockbands!
Sto parlando della pagina “Info” dal sito dei Montauk, un intrigante sfondo nero con strani disegni animati e la scritta in bianco dove la band si descrive... I Montauk chiariscono subito che non sono la copia di altre bands di rock italiano, e fin qui tutto bene: la cosa più incredibile invece sta nel senso intrinseco di “Montauk”, Che cos’è Montauk? Forse una scatola di storie di persone-non-gente-che-non-si-accorge-di-niente... Forse Montauk è un' imponente cosa o persona... Forse Montauk significa: “andiamo ad ascoltare la loro musica”. Metto play su Bandcamp... Non so perchè ho avuto lo stesso senso di inquietudine anche quando ascoltai per la prima volta i vecchi King Crimson, anche se il genere sonoro dei Montauk è ben diverso...
Un sound provocatore che inizia dalla track “Io”. Il testo se ne frega delle metriche e lascia il posto ad un linguaggio di strada ricoperto di poesia maledetta; le parole sono affidate alla geniale e raspante voce del cantante, che a tratti sembra abbia la stessa dirompente energia vocale del miglior Rino Gaetano. Le prime due tracks (“Io” e “Come Fossi Il Tuo Cane”) si schierano dalla parte del rock duro con squassanti chitarre suonate alla precisione. La terza track “Il Bruco” è una delle migliori delle 8 canzoni totali: molto raramente ho ascoltato in vita mia un rock così espressivo e così variegato: inizia con un lento di chitarra e la voce parlata della strofa, continua con un ritornello melodic rock che intona “E sceglierò il silenzio” e termina “come rivivere un film muto” (non è facile spiegare su un blog questa track!). Da qui puoi solo immaginare la loro fragranza poetica che pervade con il suo aroma rock l’intera sequenza dell’album.
Montauk art
Passiamo a “Song No Tomorrow”, canzone ancora più martellante e più cattiva, un autentico inno al futuro zero della nostra generazione, dove la rabbia diventa ormai una religione. La provocazione continua con “Il Mondo” , dove puoi “pisciare per terra per dimenticare questo campo morto”, una frase del ritornello di questo brano molto melodico. Si sente del buon rock/metal in “Da quando Non Siamo Più” e poi ci avvicinamo un pochino al progressive classico con “Nessuno Partirà”. La poesia che chiude l’album è “Piove”, dall’intro psichedelica e il ritmo ballabile, colorata con parole di rabbiosa malinconia.
Per fortuna si autodefiniscono una band “post-core”. Ma qui c’è da ascoltare e basta. Al limite, c’è pure da studiarsi bene (tra una canzone e l’altra) i perfetti disegni animati curati da un loro grafico per la gloria di Muntauk.





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